Benvenuti! Siamo un gruppo di amici, con una passione in comune (ascoltare la Musica appunto) e abbiamo deciso di condividere sul web le nostre idee, i nostri pensieri, i nostri gusti...
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Modificando un’affermazione recente, si può dire che sono belli, giovani e…cannibali. Sono i Fine Young Cannibals, gruppo pop rock britannico che prende il nome da un film del 1960, All The Fine Young Cannibals. I F.Y.C. nacquero a Birmingham nel 1984 grazie all’apporto di Andy Cox e David Steele, due ex membri di una formazione ska chiamata The Band, e dalla voce del cantante e attore provetto Roland Gift. Nel 1985, il loro omonimo album d’esordio, Fine Young Cannibals, diede modo loro di farsi apprezzare a livello internazionale sfruttando il traino del brano Johnny Come Home, dove la voce R&B in falsetto di Gift si abbinava perfettamente al ritmo dance del pezzo. Il disco raggiunse subito la top ten ma ciò non entusiasmò i componenti della band che nel giro di qualche mese si allontanarono. Gift ritornò a provare con il cinema; il duo Cox e Steele si diede alla musica house. Ma seguendo l’esempio di Johnny, anche i F.Y.C. tornarono a casa. Nel 1989 tornano a “divorare” le radio e le hit parade. Registrano l’album di maggior successo che li consacra in ogni angolo del pianeta: The Raw And The Cooked. A decretare il boom di questo album concorre, oltre alla ballata Good Thing, l’energica She Drives Me Crazy, brano indimenticabile caratterizzato da un crescendo musicale e dal trasformismo vocale di Roland Gift da far rabbrividire anche Linda Blair nel film L'esorcista. L’anno seguente, ai Brit Awards, ottengono il premio come miglior gruppo e miglior album dell’anno, ma rifiutano di ritirarlo per protestare contro il governo della Thatcher. Nei lustri successivi, i Fine Young Cannibals ricomparvero con alcune raccolte senza tornare a incidere brani inediti. Saranno stati avari con la discografia, ma con She Drives Me Crazy ci hanno fatto diventare matti. E il video lo dimostra.
Lui rappresenta in assoluto la storia della musica leggera italiana… Il paroliere per antonomasia.
Loro sono un duo napoletano di successo, da anni oramai sulla cresta dell’onda. Mogol (al secolo Giulio Rapetti) e gli Audio2 hanno scelto di dar vita ad un’insolita collaborazione, che rappresenta senza ombra di dubbio la sorpresa musicale di questo 2009.
La notizia circolava nell’aria già da tempo, ma ora, finalmente, si è tramutata in una bella realtà.
Il progetto prende il nome (forse un po’ scontato) di MogolAudio2; ed è la prima volta, in quarant’anni di carriera, che il paroliere milanese da il proprio nome ad un album.
Segno evidente, questo, delle forti aspettative e della passione che Mogol ha riposto nel progetto.
Da parte loro, gli Audio2 non possono che considerarsi fortunati e onorati di lavorare col celebre maestro, protagonista di mille avventure e di incommensurabili successi assieme all’amico-collega Lucio Battisti (duo compianto e irripetibile).
Mogol ha dunque impreziosito con i suoi testi le musiche scritte dal gruppo stesso, formato da Giovanni Donzelli e Vincenzo Leomporro, che esordì nel 1993, con l’omonimo album Audio2, destabilizzando un po’ tutti (e lo stesso Mogol!) per via dell’incredibile somiglianza della voce del leader con Lucio Battisti. Da non sottovalutare, poi, il fatto che gli Audio2 possono vantare diverse collaborazioni (come autori) con la voce italiana numero uno, Mina.
Il disco MogolAudio2 contiene 10 brani inediti, genere pop di matrice anni 70, con arrangiamenti di geniale modernità. Il primo singolo che apre l’album si intitola Prova a immaginare, canzone il cui testo esprime tutte le inquietudini che invadono la coppia, quando tutto sembra perfetto, ma subentra la paura che l’incanto possa dissolversi di colpo e senza un perché.
Il maestro Mogol, dunque, dopo esser diventato, già da qualche anno, in maniera stabile, l’autore dei testi degli ultimi lavori di Adriano Celentano, si rimette in gioco con gli Audio2, appunto, scrivendo un nuovo episodio della sua leggendaria e impareggiabile carriera artistica… Che speriamo sia l’ennesimo di un’ancora lunga, lunghissima storia da raccontare.
Dopo aver parlato di alcuni generi che hanno rivoluzionato e ampliato i confini del mondo musicale, proviamo ora a soffermarci su un unico gruppo, che per le sue caratteristiche, è difficile da collocare in schemi ben definiti.
Ci riferiamo in particolare ad una band che già nel nome specifica l'assenza di qualsiasi classificazione: i Toto.
Era il 1976 quando, a Los Angeles, due fratelli di chiare origini italiane e dal cognome quantomeno improbabile, ossia Jeff e Steve Porcaro (batterista e tastierista), insieme al chitarrista Steve Lukather, al bassista David Hundgate, all'altro tastierista David Paich e al cantante Bobby Kimball, formarono il gruppo.
Ed il nome lo trovò Jeff:, prendendolo dal film "Il Mago di Oz", dove la protagonista, Dorothy, aveva un buffo cagnolino, che per l'appunto si chiamava Toto. Lo propose alla restante parte della band, che lo accettò aggiungendoci poi anche un significato più alto. Nell'accezione latina infatti, Toto significa "totale" , "che comprende tutto". Esattamente come avevano in mente dovesse essere la loro musica, caratterizzata sia da sonorità più rock in stile anni ’70, che da un sound molto più pulito, più raffinato, con arrangiamenti iper melodici che abbondavano di tastiere cristalline e cori polifonici.
Il primo album, omonimo, arrivò l'anno seguente, nel 1977 e fu subito un grande successo. Il singolo "Hold the Line" scalò rapidamente le classifiche e la band ricevette anche una nomination per un Grammy. Ne seguì, oltre alla pubblicazione di altri due singoli, anche un tour in America, di grande successo.
I seguenti due album invece, "Hydra" e "Turn Back", non riuscirono ad eguagliare le vendite di "Toto", nonostante la grande popolarità del singolo "99" contenuto nel primo.
Ma il successo comunque tornò con il disco seguente: "Toto IV", pubblicato nel 1982. E fu di immense proporzioni.
Canzoni come "Africa" (nel Video) e "Rosanna" furono le due principali hit che spinsero l'album in cima a tutte le classifiche, facendolo diventare un enorme successo sia commerciale che di critica e portandolo a vincere sei Grammy Award.
Gli anni che seguirono furono altalenanti, sia dal punto di vista musicale, che da quello della formazione della band stessa.
Sebbene il livello tecnico artistico dei dischi fu sempre molto alto, non sempre fu accompagnato da grandi vendite, se non in alcuni casi. E i problemi erano inoltre rappresentati da vari cambiamenti apportati nella line-up del gruppo: il cantante venne sostituito più volte e ci furono alcune defezioni e relativi subentri anche per il bassista ed il tastierista. Da ricordare comunque in questo periodo l'album "Fahrenheit", che nonostante le vendite non all'altezza, conteneva però la bellissima ballata "I'll be Over You".
Fino poi ad arrivare al 1992, anno sfortunato per i Toto, quando purtroppo Jeff Porcaro perse la vita per una semplice reazione allergica ad un pesticida che stava usando nel suo giardino.
Dopo la sua morte la band era sul punto di sciogliersi, ma grazie anche alle insistenze da parte della famiglia del batterista, e dopo aver trovato un valido sostituto, decise di continuare la sua avventura, non senza prima aver dedicato un concerto tributo all'amico scomparso, al quale presero parte numerose personalità dello star system musicale.
Avventura che attraverso varie vicissitudini dovute ancora a diversi abbandoni, ma anche a rientri, come quello del primo cantante della band, Bobby Kimball, è continuata ancora, fino alla pubblicazione dell’ultimo album, "Falling In Between", nel 2006. Produzione questa che ha ricevuto consensi sia da parte dei fan che dalla critica musicale, rinfrancato anche da un discreto numero di vendite.
E dopo il tour che ne seguì, purtroppo, diversi rumors sullo sciogliemento del gruppo iniziarono a spargersi, confermati anche dal chitarrista fondatore della band, Steve Lukather, ormai indirizzato ad una carriera da solista.
Nonostante le voci comunque, l’ufficialità di questa dolorosa separazione non è arrivata, e noi siamo ancora fiduciosi di poter ascoltare in nuovi album e nuovi concerti, quella band che lo stesso Eddie Van Halen ha definito come "collettivamente i migliori musicisti del pianeta": i Toto!
Dalle 3.32 di questa notte, a un mese esatto dal tragico sisma in Abruzzo, si può ascoltare nelle radio italiane una nuova canzone, Domani 21/4.09, nata da un'idea di Jovanotti, Giuliano Sangiorgi e Mauro Pagani (autore del brano), che vede la partecipazione di tutto lo star-system della musica italiana.
Questo progetto mira a raccogliere fondi per la ricostruzione del teatro e del conservatorio de L'Aquila.
Il titolo deriva dal giorno in cui tutti gli artisti si sono riuniti per incidere il brano nelle Officine Meccaniche, studio di registrazione di Mauro Pagani a Milano. Ben 56 sono i big della musica italiana che hanno aderito a questa operazione benefica.
Oltre ai già citati Jovanotti, Giuliano Sangiorgi e Mauro Pagani, prestano la loro voce anche artisti del calibro di Ligabue (che apre il videoclip), Enrico Ruggeri, Tiziano Ferro, Gianni Morandi, Franco Battiato, Massimo Ranieri, Francesco Renga, Max Pezzali, Elio e le Storie Tese, Zucchero, Gianluca Grignani, Eugenio Finardi, Samuele Bersani, Morgan, Negrita, Piero Pelù, Antonello Venditti, Mario Venuti, Ron, Albano, Cesare Cremonini, Nek, Claudio Baglioni, Sud Sound System, Roberto Vecchioni, Luca Carboni, Mango, Caparezza, Afterhours, Baustelle, Bluvertigo, Casino Royale, Niccolò Fabi, Frankie Hi-Nrg, Giuliano Palma. Fra le voci femminili, anche quelle di Gianna Nannini, Giusy Ferreri, Carmen Consoli, Giorgia, Laura Pausini, Antonella Ruggiero, Caterina Caselli, Malika Ayane, Dolcenera, Elisa. Domani 21/4.09 sarà in vendita a partire dall'8 maggio negli store digitali e, dal 15 di maggio, il cd (con la versione integrale, strumentale e il videoclip diretto da Ambrogio lo Giudice) sarà nei negozi al prezzo di 5 euro.
Trenta milioni di dischi venduti nel mondo possono essere sufficienti per guadagnare una vetrina sul nostro blog. A questo punto dalle vostre scrivanie dovrebbe partire una standing ovation solitaria per Chris Rea. Nasce a Middlesbrough il 4 marzo 1951 (curiosamente stesso mese e giorno di Lucio Dalla) da padre italiano e madre irlandese, gestori di un chiosco di gelati. Dotato di una calda voce rauca e molto accomodante, gli è stato da sempre attribuito un blues molto artigianale che lui ama definire Blue Music che gli ha permesso di emergere nel trambusto dance e rock degli anni ottanta. La sua carriera inizia negli anni '70 con un gruppo chiamato Magdalene ma l'esperienza dura fino al 1978 quando decide di provare la carriera di solista esordendo con Whatever Happened to Benny Santini? che conteneva la hit Fool (If You Think It's Over), brano candidato ai Grammy come canzone dell'anno. Ma il suo soft rock riscuote consensi solo in Germania e questo lo induce a meditare un abbandono. Nel 1985 con l'album Shamrock Diaries, Chris viene notato anche in Inghilterra e si assiste a una sua nuova vita artistica. Brani come la sensuale Stainsby Girl, o la romantica e famosissima Josephine (video), canzone dedicata alla figlia, scalano in breve tempo le classifiche europee. E considerando che l'appetito vien mangiando, i successivi lavori hanno ancora un ottimo riscontro. On The Beach (1986) e la sua title track regalano un'atmosfera da "sorseggiare" come aperitivo al tramonto. New Light Through Old Windows (1988) e The Road to Hell (1989), che molti critici giudicano come il suo miglior album, consacrano Chris Rea. Gli anni novanta proseguono con album interlocutori che non hanno un successo equivalente ai precedenti. Nel 2001 è sopravvissuto a una delicata operazione per un cancro al pancreas e nel lungo periodo di convalescenza ha prodotto l'album Stony Road. La sua forza d'animo gli ha permesso di riprendersi e di ricominciare a deliziare il pubblico internazionale con la sua musica sopraffina, nonostante i ripetuti annunci di un ritiro dalle scene.