lunedì 14 settembre 2009

L'altalena di Gianluca Grignani

In tanti lo hanno più volte definito il nuovo Vasco Rossi… Il suo legittimo erede…
E a dire il vero, Gianluca Grignani non c’è andato troppo lontano. Anzi, tra le nuove leve affacciatesi sulla scena musicale italiana, è stato senz’altro quello con tutte le carte in regola per avvicinarsi all’intoccabile, supremo Re Mida della musica, il Vasco nazionale, appunto.
E ciò è abbastanza palese, se si considera lo stile, il tipo di scrittura, la voce roca, nonché il modo di interpretare le proprie canzoni.
Di certo, c’è che Grignani ci ha messo anche del suo per non arrivare al top, per non raggiungere quelle vette su cui solo i grandissimi hanno un posto riservato.
Eh già, perché l’artista lombardo, nel mezzo della sua crescente e promettente carriera, s’è un pò perso per strada. Più per motivi personali, forse, che artistici o professionali. E ciò non è certamente una novità per gli artisti, i musicisti in particolare. Il binomio successo-smarrimento, fama-eccesso è, infatti, un dejà vu… Gianluca Grignani vive a suo modo, da “artista”, verrebbe da dire… E nello scorrere della sua vita e della sua carriera alterna, come una girandola impazzita, successi e turbolenze, capolavori e cadute nell’oblio. In questo contesto, si inserisce purtroppo, in maniera prepotente, l’uso di cocaina e alcool… Quasi ad alimentare lo stereotipo del bello e dannato, di cui Grignani ne incarna l’emblema.
Ma, come accade spesso nella vita dei grandi, arriva il tempo in cui le cadute e i crolli lasciano il posto alle risalite e alle rivincite. E Grignani non è certo il tipo che getta la spugna…
Adulato da milioni di ragazzine, anche per motivi estetici, ma non solo, a Grignani va comunque dato il merito di aver plasmato un proprio stile… E in un mondo (canoro, ma non solo!) in cui riproduzioni e scimmiottamenti ridicoli proliferano a dismisura, questo è un dato non certo trascurabile.
Innumerevoli le canzoni scritte da Grignani, entrate di diritto nell’antologia della musica italiana. Sin dalle sue prime apparizioni, a Sanremo Giovani con La mia storia tra le dita, nel 1994, e con l’indimenticata Destinazione Paradiso, nella categoria Nuove Proposte del Festival (1995), l’artista lascia indubbiamente il segno, vendendo milioni di copie e ricevendo addirittura un Telegatto come artista rivelazione dell’anno.
Nel 1999 la sua seconda apparizione a Sanremo, col suo Il giorno perfetto. Tre anni dopo, 2002, ritorna al Festival con la bellissima Lacrime dalla luna, brano che prelude all’uscita del disco Uguali e diversi, lavoro che rimane per diverse settimane nelle vette delle classifiche dei dischi più venduti, grazie anche al singolo-tormentone estivo, L’aiuola, brano molto “simpatico” e frizzante, musicale, fresco e divertente, con un bel sound, che richiama l’attenzione anche grazie alla frase equivoca “Ti raserò l’aiuola”… Doppiosenso??? Non è dato sapere…
Nel 2003 Grignani frantuma le speranze di tutte le sue fans, sposando la compagna Francesca, unione da cui nascono due figlie, Ginevra e Giselle, dando avvio alla nuova vita del Grignani papà!
Nel frattempo, vengono alla luce anche altri bei pezzi, tra cui Mi stracci il cuore, Succo di vita, Che ne sarà di noi, colonna sonora dell’omonimo film del bravo regista Giovanni Veronesi, con protagonista il giovane Silvio Muccino. Ed ancora, Il re del niente, Bambina dallo spazio, Arrivi tu.
Quarta partecipazione, nel 2006, al Festival di Sanremo, dove presenta il brano Liberi di sognare che, a dispetto dell’eliminazione già al primo turno, registra però un buon riscontro radiofonico e di vendite. L’appuntamento col Festival si rinnova nel 2008, quando Grignani si piazza all’ottavo posto con Cammina nel sole, canzone dalle sonorità country-rock, che anticipa l’omonimo album Cammina nel sole, arrangiato e prodotto dal maestro Fio Zanotti e ricco di collaborazioni importanti, come quelle di Dodi Battaglia alle chitarre e Saturnino al basso.
Da sottolineare poi, nell’aprile scorso, la partecipazione dell’artista all’incisione del brano Domani 21/04.09 di Mauro Pagani, dedicata alle vittime del terremoto d’Abruzzo, insieme a molti altri suoi colleghi.
Una carriera di tutto rispetto, dunque, quella di Grignani, ricca di alti e bassi, cadute e risalite… In fondo, semplicemente una fedele riproduzione della vita…
L’augurio è che il cantautore, ma soprattutto l’uomo Grignani, possa imprimere la sferzata decisiva alla propria vita, compiendo finalmente quel breve passo che gli faccia recupare quel posto, ancora vuoto, nell’olimpo dei mostri sacri... Dove gli altri grandissimi della musica, già da tempo, lo attendono.


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venerdì 11 settembre 2009

Un'estate fa...1987

Whitney Houston - I Wanna Dance With Somebody (Who Loves Me)

Anche se il clima ormai inizia a fare le bizze, la stagione estiva per noi non è ancora finita (ci crediamo fermamente!), come del resto ci dimostra il calendario che è dalla nostra parte e lo sarà fino al 21 settembre.
Adagiati quindi sul nostro lettino, all’ombra di un ombrellone su una spiaggia ormai quasi del tutto deserta, ritorniamo con la nostra rubrica a rivisitare i successi di qualche estate fa.
Siamo ancora nei “favolosi” anni ’80, più precisamente nel 1987 e, dando un’ occhiata alla classifica estiva di quell’ anno, non possiamo non notare nomi antisonanti quali Madonna, il compianto Michael Jackson e un “eccitato” George Michael con la sua “I Want Your Sex”, che ne occupavano i primi posti.
Ma tra gli altri, il pezzo che vogliamo mettere in risalto questa volta, appartiene alla grande Whitney Houston, che per lanciare il suo secondo album “Whitney” ne pubblica come primo estratto il singolo “I Wanna Dance With Somebody (Who Loves Me)”.
Il grande successo, peraltro già raggiunto grazie al primo album con il quale aveva battuto tutti i record di vendita, arriva anche per questa canzone e diventa se possibile, ancora maggiore.
Il pezzo debutta al numero uno delle classifiche americane (rimanendoci per tre settimane consecutive) e diviene una hit di enormi proporzioni in tutto il mondo, infrangendo record su record e contribuendo quindi a far diventare la Houston una delle cantanti più famose del pianeta.
Una canzone davvero straordinaria dunque, nella quale spicca la sua grandissima estensione vocale, che qui raggiunge dei registri altissimi, e che le fa guadagnare persino un Grammy Award (equivalente dell’Oscar per il cinema) come miglior performance pop femminile.
Da lì in poi , i successi si susseguiranno per questa grandissima interprete (uno per tutti, la celeberrima “I Will Always Love You”, colonna sonora del film “The Bodyguard”).
Ma anche la sfortuna purtroppo non si farà attendere.
Sfortuna che per lei aveva anche un nome: Bobby Brown, suo ex marito. A causa infatti dei suoi continui maltrattamenti, Whitney iniziò a far uso di droghe pesanti (che la portarono molto vicina alla morte), dalle quali solo da poco tempo, per fortuna, è riuscita a disintossicarsi, grazie anche al divorzio dal suo ex nel 2006.
E dopo un lungo silenzio, causato appunto da questi problemi, è ritornata da qualche giorno con un suo nuovo album “I Look To You”, che oltre ad aver ottenuto un discreto successo di critica, è balzato direttamente al numero uno nelle classifiche americane.
Auguriamo quindi tutto il bene possibile a Whitney Houston, pregevole donna e grande protagonista della musica pop internazionale, sperando che possa presto trovare “qualcuno con cui ballare”, che la ami per davvero però…


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giovedì 3 settembre 2009

Un'estate fa...1986

Tracy Spencer - Run To Me

Il clima estivo non ci sta abbandonando, pertanto la nostra rubrica può proseguire senza intoppi. Oggi la tappa ci porta al 1986, un anno che consacrò cantanti del calibro di Madonna, U2, Spandau Ballet, Whitney Houston. Ma non montiamoci la testa. Oggi daremo spazio a un nome che, alla sola pronuncia, ci fa riecheggiare qualcosa di conosciuto: Tracy Spencer.
La sua fama la si deve a Claudio Cecchetto, che scoprì questa giovane cantante londinese e la lanciò sulla scena italiana prima, e su quella internazionale poi.
Il brano che le permise di scalare le vette della hit parade è senza dubbio Run to me, cover di un desaparecido cantautore, Ray Foster. Un pezzo davvero forte, che ricalca il genere dance di quegli anni e che ha fatto ballare milioni di ragazzine in fuseaux.
L’intuizione di Cecchetto fu molto proficua a tal punto da consentire, a questa one hit wonder, di vincere il Festivalbar. Il successo si ripercosse anche nel cinema. “Kolossal” cinematografici come Scuola di Ladri e Rimini Rimini fecero affidamento a questo tormentone estivo.
Per Tracy Spencer il tempo sembra che si sia fermato. Come del resto la carriera.


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lunedì 31 agosto 2009

Adriano Celentano: Il Silenzio che fa Rumore


Ci sono bravi cantanti e grandi cantautori… Eccellenti interpreti e talentuosi artisti… E poi c’è Adriano Celentano
Il Molleggiato è tutto questo e molto, molto, molto di più…
Cantante, autore, musicista, attore, presentatore, interprete autorevole, comunicatore, front man, predicatore… Può bastare? A ben pensarci qualcos’altro spunta fuori!
Dire Celentano equivale a parlare della musica (quella che conta), del talento, della storia…
Comunque la si pensi e qualunque possano essere i gusti musicali, Adriano Celentano è un leader.
E non è un giudizio opinabile. Come lo si può chiamare, altrimenti, l’uomo più imitato nella storia? Uno che riesce a catalizzare l’attenzione e a far notizia qualunque cosa faccia? Celentano si è mosso in quel modo? Ha accennato quel passo? Ha detto questo anziché quello? Tutto diviene moda, tutto fa notizia, tutto fa parlare di sé… per dirla con parole sue, Celentano è rock!
Talmente influente, che anche i suoi silenzi, le sue celeberrime “pause”, fanno rumore, pesano, sono eloquenti ed incisive. Scatenando l’idolatria dei suoi fans e la rabbia dei suoi detrattori. Eh già, perché Celentano non mette certo d’accordo tutti: le sue dichiarazioni e il suo modus operandi provoca anche malcontento, stupore, indignazione… Ma tutto ciò contribuisce al personaggio, innalzandolo e ponendolo su quel piedistallo dove solo lui riesce a rimanervi in equilibrio, senza oscillare.
Ed è chiaro che solo i grandissimi possono permettersi cose del genere. Anzi, solo lui può farlo.
Dotato di un’eccellente capacità interpretativa, l’artista milanese, che ha mosso i primi passi nel famoso “Clan di Celentano”, è dotato di un particolare timbro di voce, senza dubbio accattivante e, come l’ha definita Gianna Nannini in un’intervista, “La voce maschile più sexy d’Italia”.
Celentano, infatti, col proprio modo di cantare, dona spessore e qualità ad ogni pezzo interpretato.
Se poi si pensa che, oltre alla voce, può permettersi il lusso di avere, come collaboratori, una squadra di musicisti e autori (è facile pensare che chiunque pagherebbe per scrivere e lavorare con e per Celentano) tra i migliori sulla piazza, beh, ecco che il gioco è fatto. Ecco dare alla luce album ricchi di canzoni memorabili… Ed ecco scatenarsi una vera e propria pioggia di copie vendute nel corso degli anni. Adriano Celentano può vantare di aver inciso pietre miliari della musica italiana di tutti i tempi: 24mila baci, Il tuo bacio è come un rock, Pregherò, Sei rimasta sola, Il ragazzo della via Gluck, Storia d’amore, Il tempo se ne va (video sotto), Soli, tra i pezzi della prima era, passando poi ai tempi più recenti (in cui è cominciato il sodalizio con Mogol, autore della maggior parte dei testi dei suoi ultimi lavori, e Gianni Bella, autore delle musiche) con brani come L’emozione non ha voce, L’arcobaleno (pregevole canzone dedicata a Battisti), Per averti, C’è sempre un motivo, ed ancora Acqua e sale (interpretato con Mina, canzone che ha registrato un numero incredibile di copie vendute!), Tu hai bucato la mia vita, Dormi amore, La situazione non è buona (scritta da Tricarico) e tante tante ancora.
Facendo un paragone calcistico, Celentano è senza dubbio uno di quei registi di pura classe, la punta di diamante che ogni volta che tocca il pallone, sai già che qualcosa di buono la farà… E’ l’autore di giocate imprevedibili e d’autore, che mettono k.o. gli avversari… Celentano è colui che scandisce i ritmi, detta i tempi, orchestra ed illumina il gioco. E che alla fine va anche spessissimo in rete. Un pezzo da novanta dunque. E tutto ciò lo dimostra anche nei suoi show che, se da un lato rappresentano una vera e propria patata bollente per i dirigenti Rai, consapevoli di essere relegati al ruolo di spettatori inermi di fronte all’uragano Celentano, il quale pretende assoluta carta bianca (e come potrebbe essere diversamente?!) per dar vita a veri e propri eventi, ricchi di imprevedibilità e originalità, parole chiave in tutto ciò che riguarda il Molleggiato, dall’altro rappresentano vere e proprie arene, in cui il gladiatore Celentano gioca con illustri ospiti, regalando un alternarsi di emozioni e riflessioni e tenendo incollati allo schermo milioni e milioni di telespettatori. E tra un’interpretazione da brivido e un passo alla Molleggiato, una predica e un’intervista, una battuta e una “pausa”, il “Re degli ignoranti” registra e inanella successi su successi, abbattendo record su record… Una vita e una carriera ineguagliabili, quindi… Di quelle che hanno lasciato un segno indelebile.
E la sua firma, Celentano l’ha messa non solo sul passato e sul presente, ma, ne siamo certi, è impaziente di metterla sul prossimo progetto che lo riguarderà, e che lo vedrà il solito mattatore e protagonista indiscusso.
Appuntamento dunque alla prossima canzone, al prossimo show, alla prossima predica, alla prossima “pausa”… Alla prossima “Celentanata”!


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venerdì 28 agosto 2009

Un'estate fa...1985

Duel - Propaganda

Con il nostro jukebox estivo (virtuale) vi riportiamo oggi all’estate del 1985.
Era l’anno di “We are the World” del supergruppo USA for Africa (che potremmo definire un prodotto del Live Aid), ma anche dei Fratelli Righeira che per tutto il mese di Agosto “tormentavano” i bagnanti con la loro “L’estate sta finendo”.
Ma un’altra band diede il suo contributo a formare la colonna sonora di quelle calde giornate: stiamo parlando dei Propaganda, con il loro pezzo di maggior successo “Duel”.
Gruppo di origine tedesca che venne formato nei primi anni ’80 da Andreas Thein e Ralf Dorper, ai quali si aggiunsero dopo Michael Mertens e le cantanti Susanne Freytag e Claudia Brucken.
La loro fortuna ebbe inizio quando Trevorn Horn, già cantante dei Buggles (quelli di “Video Killed The Radio Star”), poi degli Yes, nonché grande produttore di successo, li notò e gli procurò un contratto con la ZTT Records, di cui egli stesso era cofondatore.
La band quindi si trasferì in Gran Bretagna e pubblicò proprio nel 1985 il suo primo album “A Secret Wish” che conteneva il singolo di cui oggi vi parliamo: “Duel”.
Si trattava di un album Sinth-pop che faceva ampio utilizzo dell’elettronica, molto in voga in quegli anni, con dei testi comunque abbastanza ricercati, nel quale spiccava la voce nasale ma molto particolare della vocalist Claudia Brucken.
Il disco ebbe un discreto successo di critica, ma anche le vendite andarono molto bene, grazie anche alla spinta commerciale di “Duel”, che per la verità era il pezzo meno impegnato di tutta la produzione.
Ma la fortuna iniziata con questo album li abbandonò subito dopo l’uscita dello stesso: iniziarono infatti i primi dissapori con la casa discografica ZTT, alla quale secondo il contratto ormai firmato, andavano tutti gli introiti del disco (si dice infatti che solo nel 2001 i membri della band ricevettero i primi guadagni per i diritti di questo album, ma si trattava solo di poche decine di sterline).
Questo portò purtroppo, allo scioglimento del gruppo, i cui componenti seguirono delle carriere separate, senza mai riscuotere lo stesso grande successo avuto con “Duel”.
Riascoltiamo allora questo pezzo, accompagnato da un bel video e omaggiamo così a una delle band simbolo degli anni ’80…


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martedì 4 agosto 2009

Un'estate fa...1984

Movin' On - Novecento

La nostra rubrica, in questa occasione, si occuperà di un anno bisestile, il 1984 e facendo i debiti scongiuri post-datati parleremo di un gruppo che ha fatto storia nel secolo scorso e soprattutto in quest’anno. Il nome è già un secolo, Novecento.
La band nacque proprio nel 1984 dai fratelli Nicolosi (Pino, Lino e Rosanna) e da Dora Carofiglio, (futura moglie di Lino), e l’esordio è da incorniciare. Il brano Movin’ On permise loro di vendere 100.000 copie e di raggiungere i primi posti dell’hit parade estiva.
Nonostante i Novecento abbiano influenze funky e jazz, Movin’ On rispecchia le sonorità dance dell’epoca ed anche attuali, ed infatti, è abbastanza strano che oggi il pezzo sia trascurato. Quindi ci sobbarchiamo questo piacevole onere e diamo “voce” ai Novecento.
La famiglia Nicolosi ancora oggi produce musica. Hanno intrapreso anche la carriera di produttori, collaborando con artisti soul e jazz. L’ultimo album risale al 2008, Secret.



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sabato 25 luglio 2009

Un'estate fa...1983

Sunshine Reggae - Laid Back

Il nostro tram sulle hits estive si ferma all’anno 1983. Chi ha avuto modo di vivere e trascorrere quell’anno, avrà, almeno una volta, introdotto 100 lire nel juke-box degli stabilimenti balneari (ex rotonde).
E i gusti uditivi dell’epoca relegavano ai primi posti un brano che ancora oggi regala freschezza e allegria. Un brano tipicamente estivo e sempreverde. Si parla di Sunshine Reggae.
Già riaffiora una ballata molto nota e orecchiabile. Un po’ meno orecchiabile, o addirittura sconosciuto, è il nome del gruppo: Laid Back. Si tratta di un duo danese, nato a Copenaghen nel 1979 e formato da Tim Stahl (tastiere) e John Guldberg (chitarra). A prima vista possono sembrare due protagonisti di un fotoromanzo, ma dietro il loro viso scandinavo si nasconde una vena musicale influenzata dal synth e dal funk.
Nel 1983, reduci dal successo di White Horse, incidono la splendida Sunshine Reggae, accompagnandola con un simpatico videoclip tropicale (in basso). Questo pezzo piace talmente tanto che Prince decide di condividere la sua When Doves Cry con la B-Side di Sunshine Reggae.
Oggi, seppur in patria, riscuotono ancora consensi e noi ce li gustiamo con un cocktail in mano, magari sotto un ombrellone con l’Ipod nelle orecchie e con la nostalgia dei juke-box…e delle 100 lire.


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mercoledì 22 luglio 2009

Lorenzo Cherubini: un "Jovanotti" maturo


Si suole dire spesso che il vino migliora col passare del tempo.
Effettuando un processo analogico, possiamo trasferire in campo musicale questo vecchio detto e applicarlo ad uno dei cantautori italiani più affermati, seppur anagraficamente ancora molto giovane.
Parliamo di Lorenzo Cherubini, il sempreverde Jovanotti nazionale.
Nato come dj ribelle, assiduo frequentatore di discoteche (suo habitat naturale), il giovane Lorenzo viene notato dal produttore Claudio Cecchetto, il quale (impavido!) riesce a scrutare in quello spilungone filiforme un potenziale artista. Ma, siamo sicuri, nemmeno l'ottimista Cecchetto avrebbe immaginato che Jovanotti, in un futuro prossimo, sarebbe diventato quell'artista di valore che è oggi, considerato uno dei punti fermi della discografia italiana.
Ed infatti, i suoi primi pezzi ("Ciao mamma"," Vasco"," La mia moto") non lasciavano presagire nulla di buono, nè di promettente. Fino a quando però, intorno ai primi anni '90, la carriera di Jovanotti subisce una sferzata in positivo e inimmaginabile fino ad allora. Le pseudo canzoni della prima era cominciano a cedere il passo a testi via via più autorevoli e impegnati, e a musiche più convincenti e meno scontate.
Degna di nota la raccolta "Lorenzo 90-95", ricca dei più bei pezzi già editi, ma contenente anche un nuovo singolo, uno dei migliori e più riusciti pezzi della sua storia artistica: "L'ombelico del mondo".
Da li in avanti è un susseguirsi di successi! L'appellativo Jovanotti comincia ad essere affiancato dal nome e cognome dell'artista; quasi un modo per mettere un po' da parte il fanciullino tutto 'sorrisi e fiesta', in favore di una più marcata identità dell'uomo e del suo nuovo lato artistico.
La svolta per il cantautore toscano. I successivi lavori, "L'albero" e "Capo Horn" suggellano le capacità e il talento di Jovanotti, che inanella una sfilza di pezzi di successo: "Bella", "Questa è la mia casa", "Luna di città d'agosto" (video sotto), "Per te", "Un raggio di sole"," Stella cometa" (tutte canzoni appartenenti ai due citati album "L'albero" e "Capo Horn", appunto). E poi ancora "Tanto"," Mi fido di te", "Falla girare", "Una storia d'amore" (tratti da "Buon Sangue").
Lorenzo Jovanotti è oggi considerato non soltanto uno dei più grandi artisti e cantautori italiani, capace di vendere milioni di dischi (fattore ancora più eclatante in un contesto di crisi discografica come questo!); ma egli è anche il promotore di uno stile che, prima che lui stesso lo sdoganasse, non esisteva in Italia. Jovanotti è di fatto il re del genere pop-rap italiano.
E nel 2008 è giunto anche un riconoscimento molto prestigioso: il rapper è stato infatti insignito del 'Premio Mogol', come miglior testo dell'anno, per la canzone "Fango" (primo singolo che apre il suo ultimo lavoro, "Safari", album ancora in classifica, dal quale a tutt'oggi sono stati estratti 6 singoli: "Fango", appunto, "A te"," Safari", "Come musica","Mezzogiorno", "Punto").
Niente male per uno che si è presentato al grande pubblico 'partorendo' testi come i già citati "Vasco" e "La mia moto", e tante altre canzoncine dai ritornelli a dir poco elementari!
Se poi aggiungiamo che Jovanotti, da sempre, si schiera in prima linea in ogni progetto a scopo benefico (ultimo, in ordine di data ma non di importanza, il singolo "Domani", scritto in seguito alla tragedia che ha colpito l'Abruzzo e nato da un'idea dello stesso Lorenzo e di Giuliano Sangiorgi), non si può che ammirare e fare un plauso ad un artista dal talento puro e dal cuore grande.


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sabato 18 luglio 2009

Un'estate fa...1982

Bravi Ragazzi -Miguel Bosè

Quando si parla dell’estate del 1982 è facile pensare alla vittoria degli azzurri di Bearzot nei mondiali di calcio in Spagna. Ma la penisola iberica non ci regalò solo successi sportivi. L’estate del 1982 viene ricordata anche per un artista spagnolo, che entrò prepotentemente sulla scena musicale italiana. Le donne, all’annuncio del suo nome, saranno attraversate da un brivido ormonale.
Parliamo di Luis Miguel Luchino González Borloni, in arte Miguel Bosè. Un predestinato potremmo dire. Figlio dell’attrice italiana Lucia Borloni, in arte Lucia Bosè, e del torero spagnolo Luis Miguel González Lucas, alias Luis Miguel Dominguín. Da questa giungla di nomi, pseudonimi e cromosomi perfetti, uscì fuori Miguel Bosè, il cui nome viene ricollegato, non solo al mondo canoro, ma anche a quello cinematografico.
La sua raccolta uscita proprio in quell’anno, Bravi ragazzi - I grandi successi di Miguel Bosé, era monopolizzata dalla title track, Bravi Ragazzi. Un vero e proprio inno generazionale, scritto dalla collaudata e rinomata coppia Morra-Fabrizio. Questo brano consentì al “bravo ragazzo” di vincere il Festivalbar, bissando la vittoria del 1980 con Olympic Games (nel 1994 lo vinse per la terza volta con Se Tu Non Torni), e di scalare la hit parade dell'estate.
Ascoltando questo trascinante pezzo, ci accorgiamo di quanto il testo sia attuale, a tal punto da poterlo accostare ai problemi dei ragazzi del 2009. Camminiamo allo sbando, in un mondo che sta quasi per toccare il fondo… Ma chi se ne frega!! Cantiamo!!!


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sabato 11 luglio 2009

Reggae 'n' Roll: The Police


Potremmo definire “breve ma intensa” la storia di questo gruppo che in pochi anni è riuscito a rinnovare con idee geniali sempre molto azzeccate, la musica rock a cavallo tra i ’70 e gli ‘80.
Tutto ebbe inizio nel 1977 quando Stewart Copeland, batterista dalle grandi capacità tecniche, fondò in quel di Londra, insieme al bassista/cantante Sting (ex insegnante di letteratura inglese e appassionato di jazz) ed al chitarrista Andy Summers, una band alla quale dette il nome di Police.
Cavalcando la new wave, inizialmente il gruppo si accostò a sonorità perlopiù Punk, come era nelle intenzioni di Copeland.
Già con il primo album, “Outlandos d'Amour”, pubblicato nel ‘79, grazie anche alle molteplici esibizioni live che lo accompagnarono, la fama della band cominciò ad aumentare.
I singoli che ne furono estratti confermarono le loro grandi potenzialità: “Roxanne” , "I Can't Stand Losing You", "So lonely" divennero delle hit, sia nel Regno Unito che negli USA.
“Roxanne” in particolare, il loro primo singolo, rappresenta ancora oggi uno dei più grandi classici dell’intera produzione del gruppo.
Ma è con la pubblicazione del secondo album che il loro stile prese una direzione molto più innovativa rispetto agli esordi: miscelando sapientemente il Reggae al Rock, infatti, i Police diedero al loro sound quel tocco di genio in più che li avrebbe consegnati alla storia.
Pubblicato nell’ottobre del ’79, “Reggatta de Blanc” è infatti, il disco dei Police in cui le influenze della musica reggae sono più marcate.
Contenente hit come “Walking on The Moon” e soprattutto la pietra miliare “Message in the Bottle”, questo cocktail di sonorità ottenne consensi sia da parte della critica che dal pubblico raggiungendo la vetta di tutte le classifiche e portando così la band all’apice del successo.
E il tour mondiale intrapreso per promuovere il disco ne fu la conferma, grazie a concerti trascinanti e impeccabili.
Seguirono gli album “Zenyatta Mondatta” (1980) e “Ghost In The Machine” (1981), che pur continuando a dominare le classifiche, delusero in parte i fan della prima ora a causa della loro intrusione nel mondo della musica pop.
Anche se pezzi come "Don't Stand So Close To Me", "De Do Do Do, De Da Da Da" e "Every Little Thing She Does Is Magic", forse minori rispetto ai precedenti, non possono essere di certo sottovalutati, come infatti dimostrarono le vendite.
Nonostante il grande successo però, già a questo periodo si fanno risalire i primi malumori tra i membri della band, soprattutto tra Sting e Copeland, a causa forse del loro interesse a portare avanti carriere soliste.
Esce comunque nel 1983, ormai quasi inatteso, il quinto album da studio dei Police, “Synchronicity”… ed è un capolavoro!
Insieme a “Reggatta de Blanc”, forse il loro miglior prodotto. E a sancirlo furono anche i singoli da esso estratti, “Wrapped Around Your Finger” e la celeberrima “Every Breath You Take”, numero uno in classifica, insieme allo stesso album, in tutto il mondo, per settimane.
Ma, per quella che spesso è una costante nella storia del rock, i Police (dopo la tournée mondiale per promuovere il disco) si sciolsero all'alba del 1984, a causa di quelle incomprensioni che da tempo ormai serpeggiavano nel gruppo.
Non fu però una separazione ufficiale e, sebbene non venne mai prodotto un nuovo album, diverse furono le occasioni di reunion.
Ultima delle quali avvenne nel 2007, quando per festeggiare i trent’anni dalla nascita, la band decise di intraprendere un tour mondiale.
Tour che, dopo aver ottenuto un enorme successo praticamente in tutte le date (anche in Italia, allo Stadio delle Alpi di Torino, con 65.000 spettatori e all’ Heineken Jammin' Festival di Mestre), si concluse il 7 agosto del 2008 con l’ultimo concerto avvenuto al Madison Square Garden di New York, che sancì purtroppo il definitivo scioglimento di questo grande gruppo.
A noi rimane comunque, oltre alla grande eredità musicale lasciataci, anche la possibilità di seguire le singole carriere soliste che i tre in seguito hanno intrapreso, tra le quali di certo spicca quella del loro leader carismatico, nonché voce e basso, Sting, che tra alti e bassi ci ha regalato e continua a farlo, diversi album sicuramente degni di nota, con molti pezzi divenuti ormai dei grandi classici.
Ma la sua, come anche quella di Copeland e di Summers, è sicuramente un’altra storia.
Una storia certo molto importante, ma non irripetibile e grandiosa come fu quella dei Police.


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lunedì 6 luglio 2009

Un'estate fa...1981

Enola Gay - O.M.D. Orchestral Manoeuvres in the Dark

L’estate è sempre stata sinonimo di tormentoni musicali, diventati colonna sonora delle nostre vacanze e dei nostri ricordi. E cavalcando questa “onda” musicale, vogliamo dare vita a una nuova rubrica, che si occuperà di far rammentare le hits che hanno segnato i mesi estivi degli ultimi 30 anni. Il nome più appropriato ci è sembrato Un’estate fa, (titolo di un famoso brano di Franco Califano).
Il nostro anno di partenza sarà il 1981 e l’estate segnava, oltre ai classici 40° gradi del meteo, anche una febbre musicale generata da un brano degli O.M.D. (Orchestral Manoeuvres in the Dark), gruppo synth pop britannico fondato nel 1979. Questo brano, oltre ad avere una sonorità molto elettronica, era caratterizzato da un titolo che richiamava un triste episodio bellico. Stiamo parlando di Enola Gay, nome dell’aereo militare USA che alle 8:15 del 6 agosto 1945, durante la seconda guerra mondiale, sganciò la prima bomba atomica della storia sulla città giapponese di Hiroshima.
Incluso nell’album Organisation, il singolo Enola Gay fu messo in commercio nel settembre del 1980 e il successo fu talmente planetario che a distanza di mesi stazionava ancora ai vertici delle classifiche hit parade. Ancora oggi è un brano attuale che nonostante la gravità dell’evento che racconta, movimenta le nostre lunghe e calde serate estive, grazie al ritmo tipicamente anni ’80.


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venerdì 26 giugno 2009

Michael Jackson: The King of Pop


La notizia, improvvisa, è di quelle forti che ti lasciano interdetto, alle quali stenti a credere, della serie “non può essere, è uno scherzo!”… Invece no. Questa volta no.
Michael Jackson è morto.
Il “Re del Pop” , uno dei personaggi più importanti ed influenti della musica moderna, è scomparso, improvvisamente, a causa di un infarto (anche se mentre scriviamo le cause non sono ancora certe).
Effettivamente le sue condizioni di salute, specie nell’ultimo periodo, erano peggiorate sino ad obbligarlo a rimandare il ritorno alle scene (una serie di concerti a Londra, che a suo dire dovevano essere “la sua ultima chiamata sul palco”).
Anche se per la verità, molte di queste notizie sulla sua salute erano poi risultate false.
E comunque nulla di quanto trapelato lasciava presagire una notizia così sconvolgente.
Era nato a Gary, nell’Indiana, nel 1958, da genitori musicisti. E già da piccolo mise in evidenza le sue doti artistiche, divenendo un vero e proprio bambino prodigio.
La sua carriera cominciò nei Jackson Five, insieme ai suoi fratelli.
Ma già nel ’72, quando ancora era un adolescente, venne pubblicato il suo primo album da solista “Got to be There”, al quale ne seguirono altri tre prima che egli cominciasse la sua collaborazione con il grande produttore Quincy Jones, con il quale pubblicò gli album di maggiore successo: “Off the Wall” nel ’79, e soprattutto “Thriller” nel 1982, l’album che con circa 109 milioni di copie distribuite, risulta essere il più venduto della storia.
Successi come “Billie Jean”, “Beat it”, “Human Nature” e la stessa title track (nel video a destra), solo per citarne alcuni, consacrarono la grande statura artistica di questo personaggio, risalendo la vetta delle classifiche di tutto il pianeta.
Al 1987 risale invece l’album seguente, “Bad”, anche questo di grande successo, grazie anche ai ben 9 singoli (!) su 11 tracce che ne furono estratti: da “Man in the Mirror” (nel video a sinistra) a “The Way You Make Me Feel”, fino ad arrivare a “Smooth Criminal” e alla stessa “Bad”, tutti pezzi divenuti pietre miliari della musica pop-rock internazionale.
Ed il consenso del pubblico continuò anche per gli album seguenti: da “Dangerous” del ’91 (“Black or White”, “Heal the World”, “Will You Be There”), a “History” nel ’95, fino all’ultimo “Invincible” che risale al 2001.
Ripercorrendo la sua breve vita, non si può tuttavia fare a meno di notare quanto ad una grande carriera artistica sia corrisposta una vita privata non sempre all’altezza.
Oltre ai suoi problemi con la giustizia, riguardanti le presunte molestie sessuali su minori (dalle quali per la verità venne scagionato), molteplici furono le stranezze, i comportamenti “bizzarri” dei quali egli si rese protagonista: gli innumerevoli lifting al viso, lo scolorimento della pelle (da lui peraltro sempre negato), ed il fatto di voler vivere in una specie di fattoria/parco giochi, da lui ribattezzata “Neverland”.
Atteggiamenti, forse derivati da una brutta infanzia caratterizzata da ripetuti maltrattamenti da parte del padre, che lo facevano apparire come un eterno bambino, un eterno Peter Pan.
Niente può comunque scalfire quella che è stata la sua grande carriera artistica, il grande apporto che egli ha dato alla musica in generale.
Genio irripetibile, ci lascia un’eredità di inestimabile valore.
R.I.P. Michael Jackson.


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martedì 16 giugno 2009

La Cantina del Vinile: Frankie Goes To Hollywood


Mentre cercavamo un po’ di refrigerio nella nostra cantina, abbiamo rispolverato un vecchio gruppo che definire epico è poco. Un gruppo che segnò il panorama musicale degli anni ’80, abbinando il punk al pop melodico del periodo.
Il loro nome è più lungo della loro carriera. Sono i Frankie Goes To Hollywood. Band di Liverpool nata nel 1982 e composta da Holly Jonhson (cantante), Marc Rutherford (vocalist), Peter Gill (batteria), Mark O'Toole (basso) e Brian Nash (chitarra). Il nome del gruppo pare che abbia preso spunto dalla copertina di un magazine che ritraeva Frank Sinatra.
Il loro ingresso sulla scena mondiale avvenne nel 1983 con il singolo Relax, brano che fece molto scalpore per il videoclip, che ritraeva scene di sadomaso omosessuali. Questo costò loro la censura del brano. Ma fu una manna dal cielo, perché ciò provocò un’enorme pubblicità che si tramutò in vendite.
L’anno seguente uscì il loro primo album, Welcome to the Pleasuredome, che oltre a contenere Relax, includeva due altre hit, Two Tribes e The Power of Love. Con questi due ulteriori singoli, i FGTH vantano un record. Sono, insieme ai Gerry and The Peacemakers, l’unica band britannica ad aver avuto, consecutivamente, tre singoli al primo posto delle classifiche mondiali.
Ma l’effetto dei loro testi e dei loro videoclip continuò anche negli altri singoli. Two Tribes è ricordato per una scazzottata tra i presidenti di Usa e Urss, Reagan e Cernenko. The Power of Love ripercorreva una rappresentazione della Natività molto alternativa.
Il loro dominio nelle radio durò anche nel 1985, anno in cui si presero una pausa. Nel 1986 registrarono il loro secondo album Liverpool, che rappresentò l’inizio del loro declino che li portò a sciogliersi nel 1987. Holly Johnson e Marc Rutherford provarono la carriera da solisti ottenendo poco successo.
Nel 1993 Johnson dichiarò di essere sieropositivo. Nel 2004, i Frankie Goes To Hollywood furono invitati a riunirsi in occasione di un programma televisivo e subito dopo Holly Johnson diede l’addio al gruppo lasciando il posto alla new entry Ryan Molloy, che divenne il nuovo frontman.
Prima di lasciarci, vorremmo regalarvi ciò che resta del loro percorso musicale, fatto non solo di “colpi di testa” ma anche di molta magia. Un pezzo che è rimasto negli archivi dei nostri ricordi musicali. The Power of Love, un brano che non merita di essere descritto, ma solo ascoltato…


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giovedì 4 giugno 2009

Franco Califano: l'uomo e il poeta


La tecnica più eccellente, l’estensione e la precisione vocale non sempre sono sinonimo scontato di emozione. Non sempre sono sufficienti a raggiungere lo scopo ultimo dell’esibizione di un’artista: regalare suggestioni, toccare l’anima di chi ascolta e s’aspetta qualcosa di bello…
Per ottenere ciò, è invece necessaria quella capacità interpretativa innata, quella bravura tale da riuscire a donare qualcosa di se stessi e di ciò che si vuole esprimere nell’animo altrui.
Verità assoluta, questa!
Ebbene… esempio emblematico di tutto ciò è il noto cantautore Franco Califano, per gli amici il Califfo.
Penna sopraffina, autore di una miriade di testi leggendari (per sé e per altri grandi artisti), nonché interprete che, seppur non dotato, appunto, di ottime qualità vocali, è riuscito a cogliere sempre il segno, diffondendo nelle orecchie e nel cuore di chi lo ha ascoltato irripetibili sensazioni.
La grande Mina, per la quale Califano scrisse un intero album (apprezzato dalla critica, ma passato inosservato agli occhi del grande pubblico), disse di lui che sarebbe stato in grado di interpretare qualsiasi brano, in quanto il suo modo unico di esibirsi e quella sua inconfondibile voce roca, avrebbero reso unica e originale qualsiasi sua esibizione.
Molteplici gli appellativi di cui il Califfo è stato insignito nel corso della sua lunga carriera: “il Prevert di Trastevere”, “il Brel romanesco”, “il Pasolini della canzone”, “il Belli di quest’epoca”, “un personaggio kafkiano”… Semplicemente “maestro” per i suoi fedelissimi fans.
Da sempre il pubblico italiano si è diviso, circa il ruolo e l’impatto che Califano ricopre: artista, poeta, maestro, play boy, unico, per alcuni… Maledetto, eccessivo, trash, cafone, inaffidabile e da censurare, per altri.
Ma Franco Califano, simbolo italiano, è l’uno e l’altro… E’ il bene e il male… il giusto e lo sbagliato…
Ma proprio per questo, Unico!
Amante incallito della libertà, valore che canta e decanta da sempre, è insofferente rispetto ai rapporti d’amore durevoli; nessuna donna (delle circa millecinquecento avute!) è mai riuscito a rapire il suo cuore e ad incatenarlo a sé… E del resto è giusto che sia così. Non potremmo mai immaginare Franco Califano a passeggio nel parco con moglie e figli, pronto a rincasare alle nove della sera e ad addormentarsi sul divano vicino alla tv… Non sarebbe il Califfo che amiamo!
Califano asserisce spesso che egli racchiude nel proprio animo due altri grandi artisti italiani: Vasco Rossi (il quale dichiarò che il suo più celebre successo, Vita spericolata, la scrisse pensando proprio a lui!) e Francesco De Gregori, altro grandissimo poeta e cantautore nostrano.
Deciso, forte, sicuro di sé, disinibito, disincantato, obiettivo, coerente, originale, Califano è stato spesso boicottato e vittima di censura, considerato un personaggio scomodo, proprio per il suo essere così diretto, schietto, senza peli sulla lingua (e alle volte anche un po’ sboccato!).
Ma la gente continua ad amarlo, a sostenerlo e ad osannarlo ad ogni sua apparizione, televisiva, radiofonica o live che sia.
Franco Califano verrà comunque sempre ricordato come un illustre ed attento autore, molto amato da interpreti femminili, proprio per la sua capacità di immedesimarsi in loro, grazie alla grande sensibilità e rispetto che egli ha avuto verso le donne, quasi innalzandole e ponendole su di un piedistallo. Tra i tanti successi che ha firmato, ricordiamo: E la chiamano estate, La musica è finita, La mia libertà (canzone manifesto del suo pensiero e del suo stile di vita), Un’estate fa, La nevicata del ’56, Minuetto (uno dei brani più pregevoli, più riusciti e più amati della discografia italiana di tutti i tempi!)… Fino al suo cavallo di battaglia, Tutto il resto è noia, frase “cult” studiata e analizzata anche in diverse lezioni di filosofia.
Il Califfo, dunque, ha scritto pagine importanti della musica, dando vita a vere opere d’arte, tutte annodate da quel minimo comune denominatore che contraddistingue ogni lavoro dell’artista: l’emozione e la suggestione sempre presenti in ogni sua composizione, e che fungono da filo conduttore negli svariati capolavori realizzati nella sua decennale carriera.
E con l’arrivo della bella stagione, Franco Califano esce dalla sua tana e torna sulla scena musicale con un album nuovo di zecca, C’è bisogno d’amore, (a quattro anni dall’ultimo, Non escludo il ritorno) che comprende 12 brani, di cui 8 inediti, e tante collaborazioni importanti: Federico Zampaglione, con cui duetta nel brano La nevicata del '56 (video sotto), Simona Bencini, Nicky Nicolai e Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso, Renato Vecchio.
Il lavoro si apre con l’omonimo singolo C’è bisogno d’amore, dal testo interamente scritto dal maestro, e ripropone anche alcuni suoi grandi successi, rivisitati e riarrangiati per l’occasione.
Gli si possono tarpare le ali… Lo si può denigrare… Anche censurare… Ma la qualità e la poesia del grande Califfo sono oramai inarrestabili ed immortali, come è giusto che sia.
Onore, dunque, al personaggio, all’autore, al poeta, all’artista… E all’uomo Franco Califano.



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giovedì 28 maggio 2009

Poesia e musica: The Doors


Forse è una tradizione ormai perduta, ma fino a pochi anni fa, la maggior parte dei diari scolastici o personali (soprattutto delle ragazze) erano pieni, oltre che dei propri pensieri, anche di frasi pronunciate da poeti e cantanti celebri.
Le più gettonate erano sicuramente quelle scritte da uno dei più grandi miti della musica rock, nonché poeta ispirato: Jim Morrison.
Proviamo allora a conoscere meglio questo personaggio e l’influenza che egli ha avuto nel mondo musicale.
In effetti, ci sapeva fare con le parole Jim e tra i primi ad accorgersene fu un suo amico tastierista, Ray Manzarek, al quale un giorno egli canticchiò un suo testo, ammettendo però di non poterne scrivere la musica in quanto totalmente inesperto nel campo.
Ma questo non rappresentò un problema per Ray, che comprendendo subito le grandi qualità artistiche dell'amico, volle formare con lui un gruppo, insieme al batterista John Densmore e al chitarrista Robby Krieger.
Il nome fu scelto dallo stesso Morrison e a suggerirlo fu un libro di Aldous Huxley: “The Doors of Perception”.
Fu così che in quel di Venice Beach, in California, nel 1965, nacquero The Doors.
Iniziarono ad esibirsi dal vivo in vari locali nella zona di Los Angeles, tra i quali il più famoso era il Whisky a Go Go, dove vennero notati da un discografico della Elektra, che ne volle produrre subito un disco.
Era il 1968 ed il primo album, omonimo, venne dato alle stampe. E fu subito un successone. Il singolo “Break on Through (To the Other Side)”, ma soprattutto “Light my Fire”, ne furono colonne portanti, insieme a “The End” facendogli conquistare le vette delle classifiche.
Un sound che miscelava jazz, rock psichedelico, blues e pop, era il segno distintivo del loro stile. Caratterizzato inoltre dalla messa in risalto della tastiera/organo (suonata spesso su toni alti) di Manzarek, che riusciva anche a sostituire il basso, strumento che in realtà mancava nella line-up della band.
Oltre naturalmente alla voce calda e mistica di Morrison e ai suoi testi che traevano ispirazione da Huxley, Rimbaud, Nietzsche e dall’uso sconsiderato di droghe e alcol.
Famose erano le loro esibizioni live, spesso molto tirate da parte di tutta la band, dove però spiccava soprattutto Morrison, a volte sotto l’effetto di allucinogeni, fonte di adulazione da parte dei fan, che lo acclamavano (e lo fanno tutt’ora) in maniera quasi religiosa, rendendolo uno dei frontman più celebri di tutti i tempi.
Altri album seguirono negli anni seguenti, che bissarono il successo del precedente e lanciarono altri pezzi indimenticabili come “People are Strange”, “Love me Two Times” , dall’album Strange Days, “Roadhouse Blues” , da Morrison Hotel, per finire con “Riders On The Storm” tratto da L.A. Woman del 1971, anno infausto per la storia del gruppo.
Erano passati solo sei anni infatti, dalla nascita della band, quando Jim Morrison venne trovato morto in una vasca da bagno, a Parigi, all’età di soli 27 anni. Le cause del decesso non vennero mai chiarite in realtà, non essendo mai stata fatta un’autopsia sul suo corpo. Ed anche il funerale fu solo per pochi intimi.
Tutto questo naturalmente contribuì a creare un alone di mistero sulla storia del personaggio e ad ampliare la sua già grandissima fama.
Il resto della band pubblicò ancora due album dopo la morte di Morrison, ma con scarso successo, fino all’effettivo scioglimento avvenuto nel ’73.
Ci furono comunque altre occasioni in cui i Doors si riunirono, delle quali però a mio parere solo due sono degne di nota: nel ’78 quando registrarono l’album An American Prayer sovrapponendo la voce registrata di Morrison (perlopiù poesie) alla loro musica, riscuotendo un discreto successo; e nel ’93 quando si esibirono per la loro introduzione nella Rock and Roll Hall of Fame con alla voce Eddie Vedder dei Pearl Jam.
Estrosi musicisti, sempre in perfetta armonia tra loro, hanno dato vita ad un sound inimitabile che il tempo non ha scalfito e che ha costituito una delle più belle pagine mai scritte nella storia del Rock…il mito dei Doors, grazie alla loro musica, di certo non morirà mai!


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venerdì 22 maggio 2009

La Cantina del Vinile: Gerry Rafferty


Questa rubrica ha sempre avuto come obiettivo quello di ridare voce ai grandi artisti scomparsi dalla scena internazionale. Gerry Rafferty è andato oltre: è scomparso da tutti. E’ introvabile. Molto probabilmente direte: "Ma chi se ne frega!". Sarebbe un errore pensare questo. E vediamo perchè.
Nato in Scozia nel 1947 da padre irlandese e madre scozzese, il desaparecido Gerry ha contribuito in maniera decisiva nel raffinare la musica pop rock degli anni ’70 regalando, con i suoi brani rasserenanti e molto delicati, un tocco di classe che definire geniale è poco. La sua voce ricorda quella di Paul McCartney, e questa somiglianza vocale rievoca nelle sue canzoni, sonorità molto vicine a quelle degli scarafaggi di Liverpool, ma anche a quelle degli Eagles.
La sua carriera artistica comincia come leader degli Humblebums (1971), e successivamente degli Stealers Wheel, gruppo fondato insieme all’amico Joe Egan nel 1972. E proprio con quest’ultimo gruppo incide Stuck in the Middle With You, brano che riscosse un ottimo successo, reso anche celebre dal film Le Iene di Quentin Tarantino.
Nel 1975 il gruppo si sciolse, e tre anni dopo, Gerry Rafferty si presenta con City to City, che si può definire come l’album di maggior successo, a tal punto da scalzare Saturday Night Fever dalla cima delle classifiche. Tra i brani presenti oltre alla magica Right Down the Line, una menzione particolare merita Baker Street. Proprio intorno a questo brano, ruota la sua fama ed anche la sua misteriosa vita. Baker Street è una famosa via di Londra, e rifacendosi a ciò scrive questo pezzo per raccontare le sue esperienze giovanili di musicista nella metropolitana della città. Il brano può considerarsi come un mix tra lo strumentale e il soft rock, dove la presenza del sassofono crea un’atmosfera molto blues che si alterna con i virtuosismi della chitarra elettrica. Riconoscerete il riff con il sax, ascoltato durante la presentazione dei Filmissimi su Canale5.
Gli album successivi non sorridono a Gerry. Il suo successo rimane ancorato a Baker Street ma questo non pesa sulla sua notorietà. Rinuncia ai concerti e alle apparizioni live, dedicandosi alla registrazione di alcuni album interlocutori.
Ma non rinuncia all'alcol. Un suo vizio dal quale non è riuscito mai a staccarsi. Nel luglio del 2008 in un albergo londinese mise a soqquadro la sua camera e dopo qualche giorno fu ricoverato presso il St Thomas' Hospital per problemi al fegato. Ma il 1° agosto 2008 scappò via e sparì nel nulla. Da allora non si hanno più sue notizie. Varie voci si sono sparse, alcune anche sulla sua presunta morte. Ma il suo portavoce smentì il tutto, rivelando che Gerry Rafferty stava bene e che voleva essere lasciato in pace. Se come dicono, i diritti di Baker Street rendono 90 mila euro annui, la pace l’ha proprio trovata.
Baker Street era anche la residenza londinese di Sherlock Holmes e pertanto, ora come non mai, il supporto dello scaltro detective sarebbe indispensabile per ritrovare il vecchio Gerry. Unico indizio? Il video del brano…


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martedì 19 maggio 2009

La "voce rotta" che incanta


Quanti di voi, vedendola esibire nella finale di X-FACTOR, cantando l’inedito Non ti scordar mai di me, non avranno pensato: “Bella voce, bel visino, canzone orecchiabile… Ma viene da un reality… La solita meteora, tra 2 mesi non se ne sentirà più parlare…”.
Ebbene: i due mesi sono trascorsi in fretta, il suo primo singolo, Non ti scordar mai di me appunto, ha venduto migliaia di copie, diventando il classico tormentone che si ascolta ovunque, e Giusy Ferreri è divenuta ben presto uno dei volti più noti in assoluto!
Ma come tutti sanno, raggiungere il successo non è impresa poi così proibitiva ed impossibile; difficile è mantenerlo, il successo.
Ecco perché il momento delicato, nella vita di un artista emergente, è quasi sempre il passaggio dal primo al secondo singolo… Ma l’interprete siciliana ha superato brillantemente anche quest’esame, proponendo Novembre, brano frenetico e (tanto per cambiare) molto orecchiabile, che è stato programmato in tutte le radio in maniera incessante, per mesi e mesi, facendo di questa potenziale meteora, un’interprete affermata e conosciuta ormai da tutta la nazione.
L’enorme successo di questa talentuosa cantante, ex cassiera della Esselunga in aspettativa, è scandito da quella tipologia di voce che potremmo definire “rotta”, che dispensa brividi ad ogni ascolto… Inoltre, questo suo particolarissimo timbro è supportato da una potenza vocale incredibile… Tutto ciò in un esserino di un metro e cinquantacinque centimetri di altezza per 48 kg di peso!
Successivamente a Novembre, Giusy Ferreri stupisce ancora. Il terzo singolo, estratto dall’album Gaetana, si chiama Stai fermo li; bellissima canzone introspettiva, impreziosita da un ottimo arrangiamento, che mette in evidenza le sue straordinarie peculiarità vocali.
Con questo nuovo brano, l’astro nascente conquista mari e monti… E’ il segno evidente e definitivo che una nuova valida artista è pronta ad arricchire il panorama musicale italiano.
Piovono così le ospitate, gli articoli a lei dedicati, le sterminate interviste… E piovono anche le innumerevoli copie dell’album vendute.
Ed è recentissimo l’ultimo singolo presentato dalla Ferreri, La scala; brano anche questo molto orecchiabile, facile da ricordare e dal ritornello molto piacevole.
Insomma, siamo dinanzi ad un album che non lascia spazio né alla noia né alla delusione… E’ invece un lavoro qualitativamente valido e insito di belle sensazioni da regalare.
Se i reality show sono dunque in grado di sfornare artisti di questo calibro, allora lunga vita a tali programmi televisivi; bistrattati, derisi, duramente attaccati… Ma in fondo (molto spesso) funzionali!


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venerdì 15 maggio 2009

La musica si fa rock: Led Zeppelin!


Considerati i padri dell' Hard Rock e dell' Heavy Metal, uno dei gruppi di maggior successo degli anni '70, nessun aggettivo rende l'idea di quale sia stato l'immenso valore che questa band abbia apportato alla musica.
Parliamo di una leggenda, parliamo dei Led Zeppelin.
Jimmy Page (chitarra), John Paul Jones (basso), John Bonham, detto Bonzo (batteria), dopo varie esperienze da session man, fondarono il gruppo nel 1968 insieme a Robert Plant, voce inconfondibile che avrebbe dato un marchio distintivo al loro sound originale.
Influenze blues e folk, unite ad un rock duro, caratterizzarono lo stile dei primi album: "Led Zeppelin I" e "Led Zeppelin II" consacrarono subito il successo della formazione, portandola al numero uno sia nel Regno Unito che negli USA. E pezzi come "Dazed e Confused" e soprattutto la dirompente "Whole Lotta Love" non lasciavano dubbi sulla statura artistica che questa band avrebbe rappresentato nel corso degli anni.
Il loro terzo disco, "Led Zeppelin III" (indovinate il nome del quarto!), segnò sia l'affermarsi del successo commerciale che una definitiva rottura con la critica musicale.
Ad aprire l'album un pezzo potentissimo, "Immigrant Song", nel quale la voce di Plant e la chitarra di Page sembravano unirsi in un unico strumento. Ed il resto del disco poi, lasciava spazio a sonorità molto più folk. Fatto quest'ultimo per nulla gradito alle principali riviste specializzate dell'epoca, che vedevano in questo cambiamento, una perdita di smalto nelle sonorità tipiche della band.
Ma è nel ’71 che arriva l'album capolavoro. Una produzione fantastica, che comprende anche la canzone forse più famosa del gruppo, “Stairway to Heaven”: un pezzo strabiliante, con un inizio lento, acustico, che sfocia poi in un hard rock molto tirato in puro stile Zeppelin. Il tutto ad accompagnare un testo, scritto da Plant, sui temi Tolkeniani a lui molto cari.
Famoso anche per la sua versione live, in cui Jimy Page sfoderava la famosissima chitarra dal doppio manico (a 6 e 12 corde), questo pezzo viene spesso giudicato tra i più belli che la storia del Rock ci abbia mai regalato.
Ma questo disco racchiude in sé anche una componente molto misteriosa.
A partire dal titolo, che in realtà non c'è, almeno ufficialmente. "Led Zeppelin IV" (come in seguito venne indentificato), non presenta infatti alcun titolo in copertina, e come unica firma sul retro, ha solo quattro simboli, che in realtà rappresentano i singoli membri del gruppo.
Ed è qui che il mistero si infittisce. Nonostante le ripetute smentite infatti, questi simboli sembrano essere dei riferimenti satanici e ad avvalorare questa tesi fu soprattutto la grande passione che lo stesso Page aveva per il satanismo (suo, peraltro, il simbolo più strano, rappresentato da una strana scritta: ZoSo).
Oltre poi ai messaggi subliminali che secondo molti sono inseriti in “Stairway to Heaven”: si dice infatti che un suo verso, ascoltato al contrario, contenga un inno al demonio.
Fu solo casualità? Nessuno ha mai dato una risposta a questo. Ma di certo non si può ricordare uno dei dischi più venduti e più belli della storia solo per le strane leggende ad esso collegate.
Altri cinque album (tra cui un live) vennero pubblicati nel corso degli anni settanta ed ebbero sempre un grande successo, lanciando spendidi pezzi come “Kashmir”,”Fool in the rain” e “All my love” , solo per citarne alcuni.
Fino al 1980, quando una tragedia si abbatté sulla band: John Bonham (considerato uno dei più grandi batteristi di sempre), dopo una serata passata a bere in modo sconsiderato durante una festa a casa di Page, morì per soffocamento nel letto dove era stato messo a dormire.
Molti vollero ricondurre le cause dell’accaduto all’avverarsi di una maledizione dovuta alla svolta satanista che Jimmy Page aveva portato nel gruppo.
Ma al di la delle superstizioni, purtroppo la storia dei Led Zeppelin finì in quel preciso istante: gli altri membri della band infatti decisero di non poter andare avanti senza di lui e mantenendo comunque i loro progetti solisti, si riunirono in seguito solo in pochissime occasioni, con alla batteria il figlio di John Bonham, Jason.
Come accadde l’ultima volta nel dicembre 2007, alla O2 Arena di Londra, con una storico concerto/reunion (considerato da Plant l’ultimo) per soli 21.000 fortunati fans. Molto pochi, se si considera che le richieste per i biglietti vennero fatte on-line da 20 milioni di persone in meno di 48 ore!
Un record assoluto, al quale solo una band della loro portata poteva aspirare.
Billy Joel ha detto: "Il rock è morto il giorno in cui è morto John Bonham".
Potrebbe sembrare un' affermazione un po' eccessiva, ma ascoltando la musica che i Led Zeppelin hanno lasciato in eredità al mondo, non possiamo che essere d'accordo con lui.



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martedì 12 maggio 2009

La Cantina del Vinile: Fine Young Cannibals


Modificando un’affermazione recente, si può dire che sono belli, giovani e…cannibali. Sono i Fine Young Cannibals, gruppo pop rock britannico che prende il nome da un film del 1960, All The Fine Young Cannibals. I F.Y.C. nacquero a Birmingham nel 1984 grazie all’apporto di Andy Cox e David Steele, due ex membri di una formazione ska chiamata The Band, e dalla voce del cantante e attore provetto Roland Gift.
Nel 1985, il loro omonimo album d’esordio, Fine Young Cannibals, diede modo loro di farsi apprezzare a livello internazionale sfruttando il traino del brano Johnny Come Home, dove la voce R&B in falsetto di Gift si abbinava perfettamente al ritmo dance del pezzo. Il disco raggiunse subito la top ten ma ciò non entusiasmò i componenti della band che nel giro di qualche mese si allontanarono. Gift ritornò a provare con il cinema; il duo Cox e Steele si diede alla musica house.
Ma seguendo l’esempio di Johnny, anche i F.Y.C. tornarono a casa. Nel 1989 tornano a “divorare” le radio e le hit parade. Registrano l’album di maggior successo che li consacra in ogni angolo del pianeta: The Raw And The Cooked. A decretare il boom di questo album concorre, oltre alla ballata Good Thing, l’energica She Drives Me Crazy, brano indimenticabile caratterizzato da un crescendo musicale e dal trasformismo vocale di Roland Gift da far rabbrividire anche Linda Blair nel film L'esorcista. L’anno seguente, ai Brit Awards, ottengono il premio come miglior gruppo e miglior album dell’anno, ma rifiutano di ritirarlo per protestare contro il governo della Thatcher.
Nei lustri successivi, i Fine Young Cannibals ricomparvero con alcune raccolte senza tornare a incidere brani inediti. Saranno stati avari con la discografia, ma con She Drives Me Crazy ci hanno fatto diventare matti. E il video lo dimostra.

venerdì 8 maggio 2009

MogolAudio2: poesia in musica


Lui rappresenta in assoluto la storia della musica leggera italiana… Il paroliere per antonomasia.
Loro sono un duo napoletano di successo, da anni oramai sulla cresta dell’onda.
Mogol (al secolo Giulio Rapetti) e gli Audio2 hanno scelto di dar vita ad un’insolita collaborazione, che rappresenta senza ombra di dubbio la sorpresa musicale di questo 2009.
La notizia circolava nell’aria già da tempo, ma ora, finalmente, si è tramutata in una bella realtà.
Il progetto prende il nome (forse un po’ scontato) di MogolAudio2; ed è la prima volta, in quarant’anni di carriera, che il paroliere milanese da il proprio nome ad un album.
Segno evidente, questo, delle forti aspettative e della passione che Mogol ha riposto nel progetto.
Da parte loro, gli Audio2 non possono che considerarsi fortunati e onorati di lavorare col celebre maestro, protagonista di mille avventure e di incommensurabili successi assieme all’amico-collega Lucio Battisti (duo compianto e irripetibile).
Mogol ha dunque impreziosito con i suoi testi le musiche scritte dal gruppo stesso, formato da Giovanni Donzelli e Vincenzo Leomporro, che esordì nel 1993, con l’omonimo album Audio2, destabilizzando un po’ tutti (e lo stesso Mogol!) per via dell’incredibile somiglianza della voce del leader con Lucio Battisti. Da non sottovalutare, poi, il fatto che gli Audio2 possono vantare diverse collaborazioni (come autori) con la voce italiana numero uno, Mina.
Il disco MogolAudio2 contiene 10 brani inediti, genere pop di matrice anni 70, con arrangiamenti di geniale modernità. Il primo singolo che apre l’album si intitola Prova a immaginare, canzone il cui testo esprime tutte le inquietudini che invadono la coppia, quando tutto sembra perfetto, ma subentra la paura che l’incanto possa dissolversi di colpo e senza un perché.
Il maestro Mogol, dunque, dopo esser diventato, già da qualche anno, in maniera stabile, l’autore dei testi degli ultimi lavori di Adriano Celentano, si rimette in gioco con gli Audio2, appunto, scrivendo un nuovo episodio della sua leggendaria e impareggiabile carriera artistica… Che speriamo sia l’ennesimo di un’ancora lunga, lunghissima storia da raccontare.


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mercoledì 6 maggio 2009

Il sound globale dei Toto


Dopo aver parlato di alcuni generi che hanno rivoluzionato e ampliato i confini del mondo musicale, proviamo ora a soffermarci su un unico gruppo, che per le sue caratteristiche, è difficile da collocare in schemi ben definiti.
Ci riferiamo in particolare ad una band che già nel nome specifica l'assenza di qualsiasi classificazione: i Toto.
Era il 1976 quando, a Los Angeles, due fratelli di chiare origini italiane e dal cognome quantomeno improbabile, ossia Jeff e Steve Porcaro (batterista e tastierista), insieme al chitarrista Steve Lukather, al bassista David Hundgate, all'altro tastierista David Paich e al cantante Bobby Kimball, formarono il gruppo.
Ed il nome lo trovò Jeff:, prendendolo dal film "Il Mago di Oz", dove la protagonista, Dorothy, aveva un buffo cagnolino, che per l'appunto si chiamava Toto. Lo propose alla restante parte della band, che lo accettò aggiungendoci poi anche un significato più alto. Nell'accezione latina infatti, Toto significa "totale" , "che comprende tutto". Esattamente come avevano in mente dovesse essere la loro musica, caratterizzata sia da sonorità più rock in stile anni ’70, che da un sound molto più pulito, più raffinato, con arrangiamenti iper melodici che abbondavano di tastiere cristalline e cori polifonici.
Il primo album, omonimo, arrivò l'anno seguente, nel 1977 e fu subito un grande successo. Il singolo "Hold the Line" scalò rapidamente le classifiche e la band ricevette anche una nomination per un Grammy. Ne seguì, oltre alla pubblicazione di altri due singoli, anche un tour in America, di grande successo.
I seguenti due album invece, "Hydra" e "Turn Back", non riuscirono ad eguagliare le vendite di "Toto", nonostante la grande popolarità del singolo "99" contenuto nel primo.
Ma il successo comunque tornò con il disco seguente: "Toto IV", pubblicato nel 1982. E fu di immense proporzioni.
Canzoni come "Africa" (nel Video) e "Rosanna" furono le due principali hit che spinsero l'album in cima a tutte le classifiche, facendolo diventare un enorme successo sia commerciale che di critica e portandolo a vincere sei Grammy Award.
Gli anni che seguirono furono altalenanti, sia dal punto di vista musicale, che da quello della formazione della band stessa.
Sebbene il livello tecnico artistico dei dischi fu sempre molto alto, non sempre fu accompagnato da grandi vendite, se non in alcuni casi. E i problemi erano inoltre rappresentati da vari cambiamenti apportati nella line-up del gruppo: il cantante venne sostituito più volte e ci furono alcune defezioni e relativi subentri anche per il bassista ed il tastierista. Da ricordare comunque in questo periodo l'album "Fahrenheit", che nonostante le vendite non all'altezza, conteneva però la bellissima ballata "I'll be Over You".
Fino poi ad arrivare al 1992, anno sfortunato per i Toto, quando purtroppo Jeff Porcaro perse la vita per una semplice reazione allergica ad un pesticida che stava usando nel suo giardino.
Dopo la sua morte la band era sul punto di sciogliersi, ma grazie anche alle insistenze da parte della famiglia del batterista, e dopo aver trovato un valido sostituto, decise di continuare la sua avventura, non senza prima aver dedicato un concerto tributo all'amico scomparso, al quale presero parte numerose personalità dello star system musicale.
Avventura che attraverso varie vicissitudini dovute ancora a diversi abbandoni, ma anche a rientri, come quello del primo cantante della band, Bobby Kimball, è continuata ancora, fino alla pubblicazione dell’ultimo album, "Falling In Between", nel 2006. Produzione questa che ha ricevuto consensi sia da parte dei fan che dalla critica musicale, rinfrancato anche da un discreto numero di vendite.
E dopo il tour che ne seguì, purtroppo, diversi rumors sullo sciogliemento del gruppo iniziarono a spargersi, confermati anche dal chitarrista fondatore della band, Steve Lukather, ormai indirizzato ad una carriera da solista.
Nonostante le voci comunque, l’ufficialità di questa dolorosa separazione non è arrivata, e noi siamo ancora fiduciosi di poter ascoltare in nuovi album e nuovi concerti, quella band che lo stesso Eddie Van Halen ha definito come "collettivamente i migliori musicisti del pianeta": i Toto!


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